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Nell'induismo lo Yoga è una disciplina sia fisica che psicologica che spirituale. La parola yoga significa unione, ed è generalmente interpretata come l'unione con Dio,con l'assoluto, l'integrazione tra corpo, spirito e anima, ma il significato letterale è "unione tramite soggiogamento", in quanto la radice sanscrita yug indica il "soggiogare", per cui viene anche interpretato come l'unione dovuta allo spirito che soggioga la materia, ovvero il corpo, la manifestazione materiale.
Scopo dello yoga è il Mokṣa, la liberazione dal (samsara), la ruota eterna delle rinascite, e quindi dalla reincarnazione stessa, come conseguenza dell'annullamento del (karma) accumulato in vita. La liberazione, a sua volta, è conseguenza diretta del raggiungimento del samadhi assoluto (senza seme, senza oggetto), ovvero l'ultimo passo di tutto il cammino dello yoga. Lo yoga cerca di raggiungere la liberazione attraverso il distacco dello spirito (purusa) dalla natura materiale (prakŗti), ovvero attraverso la liberazione dello spirito dall'inganno di identificarsi con la manifestazione materiale, considerata la causa prima di tutte le sofferenze umane è infatti proprio l'ignoranza, da leggersi come ignoranza ontologica, chiamata (avidya). Gli strumenti messi a disposizione, secondo la codifica di (Patanjali) contenuta nello (Yoga Sutra), il più antico trattato scritto di yoga, sono la meditazione, gli esercizi fisici e respiratòri e spirituali. In tutto vengono elencati otto passi della disciplina, che pende il nome di (astanga yoga) (yoga in otto parti): (yama) e (niyama), le pratiche etiche(asana), le posture fisiche (pranayama), la scienza del respiro e dell'energia (prana), (pratyahara) ovvero il ritiro dei sensi, che compongono lo yoga cosiddetto esterno, e poi le tre membra dello yoga interno (antar yoga), ovvero (dharana) il mantenimento della concentrazione, (dhyana) la meditazione, e il (samadhi), la beatitudine (ananda) che può differenziarsi in 'con seme', ovvero in cui c'e' ancora una traccia di manifestazione materiale nella coscienza, o 'senza seme', dove lo stato di beatitudine è assoluto, perché il tutto è oggetto stesso e insieme soggetto del momento meditativo.
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Le scritture sacre dell'India antica si classificano in tre categorie: i Veda, le scritture della religione vedica, da cui deriva l'induismo moderno, le scritture induiste post-vediche, e le scritture dei movimenti dissidenti come il jainismo ed il buddhismo. Questi ultimi testi costituiscono una reazione ai Veda, ma vi restano fortemente legati in termini di insegnamenti e di concezione generale della vita. Qui verranno esaminate solo le prime due categorie.
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I templi indiani (i Mandir) hanno ereditato dei riti e delle tradizioni antiche e molto elaborate, ed occupano uno spazio speciale all'interno della società indiana. Normalmente sono dedicati ad una divinità principale e a delle divinità subalterne, associate alla divinità principale. Alcuni templi sono tuttavia dedicati a divinità multiple. Quasi tutti i templi maggiori sono costruiti in accordo con gli agama shastra, e sono meta di pellegrinaggio.
Per molti induisti, i quattro Shankaracharya (i responsabili dei monasteri di Badrinath, Puri, Sringeri e Dwarka - quattro tra i monasteri più sacri- e per alcuni anche un quinto, quello di Kanchi) sono considerati come i principali "patriarchi" dell'induismo.
Il tempio è un luogo per ricevere il darshan (la visione della divinità), per la puja, per la meditazione e per altre attività religiose. La puja, o adorazione, è generalmente rivolta ad una murti (statua o icona nella quale si invoca la presenza divina), congiuntamente a canti e preghiere sotto forma di mantra. L'adorazione delle murti è fatta quotidianamente all'interno dei templi, e fa parte integrante della bhakti. La maggior parte delle case indù ha una stanza o uno spazio consacrato per l'adorazione quotidiana e la meditazione religiosa.
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Secondo la tradizione vedica, l'uomo deve attraversare quattro stadi della vita o ashram (l'altro significato di questa parola designa un eremo di sannyasi). Questi quattro periodi della vita sono:
1. Il brâhmâcârya: il giovane, sotto la guida del suo maestro o guru, osserva un periodo di castità e di formazione, tanto profana quanto spirituale, durante la quale svilupperà il suo sapere e la sua virtù.
2. Il grihastha: il giovane, divenuto adulto, entra nella vita mondana, si sposa e fonda una famiglia, che è anche un dovere religioso. Durante questo periodo, ha il diritto di godere della vita, contemporaneamente imparando ad avere dominio di sé.
3. Il vânaprasthya: dopo aver compiuto il suo dovere sociale, lascia la sua famiglia, a cui ha lasciato mezzi di sussistenza, e va a vivere un periodo di studio delle scritture sacre nel "soggiorno nella foresta", praticandovi la meditazione e il digiuno.
4. Il samnyâsa: ormai anziano, raggiunge lo stato di rinuncia, disinteressandosi dei beni materiali, e diviene un sannyasi. Distaccato dal mondo, può ritornare tra i suoi poiché non teme più le tentazioni materiali e potrà far partecipi coloro che lo circondano della sua esperienza e del suo sapere.
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Benché l'induismo sia il nome comune di un insieme di culti diversi, ogni indù condivide un nucleo di valori comuni. La somma di questi valori identifica il credente indù.
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• Induismo
o Yoga
o Śivaismo
o Vaishnavismo
o Samkhya
o Vedānta
• Jainismo
• Sikhismo
• Buddhismo
• Confucianesimo
• Neoconfucianesimo
• Legismo
• Moismo
• Taoismo
• Zen
• Amidismo
• Shintoismo
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Questo è l' elenco delle arti marziali praticate nel mondo:

Arti marziali africane
Camerun
• Lotta dei Duala
Egitto
• Scherma egiziana
Kenya
• Massaï
Senegal
• Dioula (arte marziale)
• Lotta senegalese
Sudafrica
• Amok
• Scherma Zulu
Sudan
• Lotta della Nuba
Altre arti marziali africane
• Canarian fighting
• Kalindi Lyi
Arti marziali asiatiche
Arti marziali cinesi (中國武術)
I centinaia di differenti stili di arti marziali cinesi sono chiamate collettivamente Kung-fu (功夫), Wu-shu (武術), Kuo-shu (國術), o Quan-Fa (拳法) a seconda delle persone o gruppi di esse che le praticano.
• Interni o stili morbidi 內家, nei chia, (pinyin nèi jiā):
o Baguazhang (八卦掌 Pa Kua Chang)
o Liuhe Bafa (六合八法 Liu He Pa Fa, Lok Hup Ba Fa)
o Kenpō
o Taijiquan (太極拳 T'ai Chi Ch'uan)
o Wuji quan
o Xingyiquan (形意拳 Hsing-i Ch'uan)
o Yiquan (意拳 I Ch'uan)
o Wing Chun (詠春)
• Esterni o stili duri 外家, wei chia (py wài jiā):
o Bai He Quan
o Bajiquan (八極拳)
o Black Tiger Kung Fu (黑虎拳)
o Chin Na (擒拿)
o Choy Lay Fut (蔡李佛)
o Chuo Jiao (戳腳)
o Do Pi Kung Fu
o Yingzhaoquan (鷹爪翻子拳)
o Emei Quan (峨嵋拳)
o Fanziquan (翻子拳)
o Hop Gar
o Hung Gar (洪家)
o Lohan Quan
o Mei hua quan (梅花拳)
o Houquan (猴拳)
o My Jong Law Horn (迷蹤羅漢拳)
o Nanquan (南拳)
o Pak Mei (白眉拳)
o Wu Jia Quan Fa
o San shou (散手)
o Sanda
o Shaolinquan (少林拳)
o Shuai Chiao (摔跤 Shuaijiao)
o Shequan (蛇拳)
o Tantui (彈腿/譚腿)
o Ta Fang Tao (Da Feng Dao)
o Tang Lang Quan
o Tompei Quan (通背拳)
o Yau Kung Mun
Indonesia
• Kuntao
• Silat
• Tarung Derajat
Arti marziali indiane
• Gatka
• Kalarippayattu = Kalari payattu
• Nillaikalakki Silambam
• Marma Adi
• mallak-rida
• malla-yuddha
• niyuddha-kride
• Vajra Mushti
Arti marziali giapponesi (日本武芸)
(vedi anche budo, koryu budo and gendai budo)
• Aikido (合気道)
• Aikijutsu (vedi Daito Ryu)
• Bōjutsu (棒術), praticata con l'ausilio di un bastone di legno (Bo) lungo circa 182 cm.
• Bujinkan (武神館)
• Iaido (居合道、居合術 Iaijutsu)
• Jikishinkage ryu
• Jojutsu (杖術)
• Jodo
• Jūdō (柔道)
• Jujutsu (柔術、 Jiujitsu, Jujitsu)
• Jutaijutsu (柔体術)
• Karate (空手)
o Daido Juku
o Shotokan Karate
o Shotokai Karate
o Wado-ryu Karate: lo stile della pace
o Shorin-ryu Karate
o Shorei-ryu Karate
o Goju-ryu Karate
o Uechi-ryu Karate
o Isshin-ryu Karate
o Kyokushin-kai Karate
o Kyokushin-kan Karate
o Seido Karate
o Shito-ryu Karate
o Chito-ryu Karate
o Fudokan Karate
o Shuri-te (Tode di Okinawa)
o Naha-te (Tode di Okinawa)
o Tomari-te (Tode di Okinawa)
• Kenpo (拳法)
• Kendo (剣道)
• Kenjutsu (剣術)
• Kyujutsu
• Kyudo (弓道)
• Kobudo (古武道)
• Nanbudo (南武道) (originariamente Sankukai Karate)
• Naginata-jutsu
• Naginata-do (薙刀道)
• Ninjutsu (忍術)
• Ninpō (忍法)
• Shinseikai
• Shintaido (新体道)
• Shinwa-Taido
• Shorinji Kenpō (少林寺拳法)
• Shooto (修斗)
• Shoot boxing (シュートボクシング)
• Sōjutsu ( o Yarijutsu)
• Sumo (相撲)
• Taijutsu (体術)
• Taido (躰道)
• Taikiken (太気拳)
• Taigishin Budo
• Tantojutsu (短刀術)
• Tegumi (手組)
• Tessenjutsu
• Yarijutsu
• Yoseikan budo
Okinawa [modifica]
• Kobudo
• Okinawate (karate okinawense)
Arti marziali coreane (韓國武術)
• Geomdo
• Bonguk-Geomdo
• Jundo Hapkido
• Gjogsul
• Hapkido (合氣道)
• Haidong Gumdo (海東劍道)
• Hoi Jeon Moo Sool
• Hup Kwon Do
• Hwa Rang Do (花郎道)
• Kong Soo Do
• Kuk Sool Won (國術院)
• Kumdo (劍道 Gumdo)
• Kwon Pup (拳法)
• Kyeoktooki
• Kyuki Do
• Soo Bahk Do (手搏道)
• Ssireum (씨름) - o lotta coreana
• Sul Sa Do
• Taekyon (택견)
• Tae Soo Do
• Tae Kwon Do (跆拳道)
• Tangsudo (唐手道)
• Tukong moosul (特攻武術)
• Yudo (柔道)
• Yusul (柔術)
Mongolia
• Buh o Lotta mongola
Borneo
• Silat
Myanmar
le arti marziali Burmese sono collettivamente chiamate thaing
• Bando
• Banshay
• Lethwei
• Naban
Cambogia
• Bokator o Khmer Boxing
Laos
• Lao Boxing
• Ling Lom
Tibet
• Sengueï Ngaro
• Choy gar
• Pak Hok Pai
Malesia
• Silat
Filippine
Troppe per elencarle qui; controlla la lista degli stili eskrima. La maggior parte delle arti marziali native sono derivati dell'Eskrima. Le altre arti che sono state importate recentemente o anche create o che son qualcosa di diverso sono:
• Arnis
• Buno
• Combat Judo
• Dumog
• Estoca
• Estocado
• Gokusa
• Kali Sikaran
• Kino mutai
• Kombatan
• Kuntaw
• Kuntaw Silat
• Panandata
• Sagasa
• Sikaran
• Silat
• Suntukan
Samoa Orientali
• Limalama
Singapore
• Anam Kombat
• Rhee Tae-Kwon-Do
Sri Lanka
• China adi
• Angampora
Taiwan
• Bujindo Jugempo
Thailandia
• Krabi Krabong
• Lerdrit
• Muay Boran
• Muay Thai
Arti marziali vietnamite
• Vovinam Viet Vo Dao
• Vo Co Truyen
• Vo Thuat (武秫)
• Viet Vo Dao/ Viet Vu Dao/ Viêt-Võ-Dao (越武道)
• Viet boxing (o Vo Tu Do)
• Viet Tai Chi
• Qwan Ki Do (Quan Khi Dao)
• Han Bai
• Thanh Long
• Tu-Thân
• Tran Minh Long
• Nguyen Trung Hoa
• Binh Dinh (Tay Son) (平定)
• Kim Ke
• Cuong Nhu
• Yong Chun
• Wu Tao

Uzbekistan
• Kurash
Arti marziali europee
• Boxe
• Lotta greco-romana
• Pancrazio
• Scherma sportiva
• Scherma storica
• Leonese
• Wrestling amatoriale
Danimarca
• Four Range Fighting System
• Selvforsvarsmaerket
Finlandia
• Kas-pin
• Mil Fight
• Baltkast o Lotta finlandese
Francia
• Brancaille e altri stili di 'lutte'- vedia anche link esterno[1] Brancaille e altre arti marziali francesi
• Lutta corsa
• Lutte Parisienne
• Savate o Boxe francese
• Savate-Danse du Rue
• Gouren
• Gure o Lotta bretone
Germania
• Anti Terror Kampf
• Gojutedo
• Individual Fighting Concepts Mallepree
• Kampfringen
• Kenjukate
• MilNaKaDo
• Nindokai
• Stockfechten
• Taijutsu Goju Ryu
• Taijutsu Kobu Ryu
• JuJutsu tedesco
Grecia
• Pancrazio (combattimento totale)
• Pygmachia (pugilato)
• Orthepale (lotta)
Inghilterra
• Cornish wrestling
• Cumberland wrestling
• Kosho (fictional)
• Llap-goch (a parody)
• Lutte Breton
• Purring
• Ryoute
• Spirit combat (derivato dell'inglese Aiki-Jutsu)
• Westmoreland wrestling
• Lancashire wrestling
Irlanda
• Bata
• Collar and Elbow
Islanda
• Glima o lotta islandese
Italia
• Gladiatura
• Liu-bo o bastone siciliano
• Taccaro o bastone napoletano
• Bastone genovese
• Lotta libera
• Scherma
o Scherma tradizionale
• S3T PROGRAM
• Metodo globale autodifesa (MGA)
• Sa strumpa o lotta sarda
• Scherma salentina
Norvegia
• Stav
Olanda
• Amsterdams Vechten
• Esgrima olandese
• Kickboxing olandese
Portogallo
• Jogo do Pau
• Pombo
Polonia
• Combat 56
• Signum Polonicum
• BAS-3
Russia
• Armeiskii rukopashnyi boi
• Boevoi Gopak
• Buza
• Kolo
• Kulachnoi Boya
• ROSS
• Rukopaschnij Boj
• Russky Stil
• Boxe russa
• Sambo (Sombo, Cambo, Combo)
• Samoz
• Skobar
• Slada
• Slawjano-Goritzkaja Borba
• Systema
• UNIBOS
• Velesova Borba
• Vyhlyst
• Wjun
Romania
• Club Sportiv Knock-Down Timisoara[2]
Scozia
• Greenoch
• Scottish Backhold
Serbia
• Aikido reale
• Fudokan-Šotokan (WTFSKF)
• Svibor (Society of Serbian Knightly Fighting)
Spagna
• Lucha leonesa
• Palo canario
• Lucha canaria
• Zipota
• Trisistema
• Pelea gitana
• Esgrima española
Svezia
• Byxhast-Balgtag o lotta svedese
Svizzera
• Schwingen o osenlupf o lotta svizzera
• Rangein o lotta tirolese
Ungheria
• Esgrima magiara
Arti marziali mediorientali
Iran
• Kung Fu Toa
• Razm Avar
• Koshti Pahlevanee
• Koshti Azad
• Tua system
• Sistema Zur Khuneh
Israele
• Sistema Haganah
• Krav Maga
• Kapap Lotar
Turchia
• Yağlı güreş
• Lotta turca o Lotta anatolica
Arti marziali sudamericane
Argentina
• Esgrima criolla
• Juego de cañas
• Ryong Do
• Boxeo marcial argentino
• Shangai kid
Bolivia
• Tinku
• Lucha de cholitas
Brasile
• Capoeira
• Valetudo
• Ju jitsu brasiliano
• Luta livre
• Kombato (Arte marziale militare brasiliana)
Cile
• Kollellaullin
• kechu rëpü
• 16 cortes
• Cai-ten
• Esgrima corvo
• Sung-thru
Colombia
• Grima
Ecuador
• Jutekwon
Perù
• Lu-Ju-Tai
Venezuela
• Garrote tocuyano
• Hiramatsu Kai
• Sanjal Uiam
• Karate libre
Arti marziali nordamericane
U.S.A.
• American Kempo o Kempo Karate
• Amok
• Catch As Catch Can Wrestling
• Chun Kuk Do
• Combat Submission Wrestling
• Combat Hapkido
• Grappling
• Hurricane Combat Arts (Frank Monsalve's Hurricane, Hurricane)
• Jeet Kune Do (Jeet Kuen Do, JKD, Jun Fan Gung Fu)
• Inoue grappling
• Jim Wagner Reality-Based Personal Protection
• Kajukenbo
• Kickboxing
• Marine Corps LINE Combat System sistema di combattimento del corpo dei marines
• Miletich Fighting Systems
• Stili di combattimento dei nativi americani
• PraMek
• Pro-Wrestling
• Progressive Fighting System
• Ryukyu Kempo
• Red Warrior o Tushka-homa
• Savate and Muay Thai Crosstraining (STX)
• S.C.A.R.S.
• Taiho-Jitsu americano
• To-shin do
• World War Two Combatives
o Defendo (Combato, Underwood Systems)
o Defendu (Close Quarters Combat System, Gutter Fighting, Fairbairn System)
• Zipota
Hawaii
• Hawaiian Lua
• Kajukenbo
Messico
• Yaomachtia
• Xilam
• Esgrima Colonial
• Lucha tarahumara
• Chupa porrazo
• Taekworkuot
• Lucha de piernas mexicana
Costa Rica
• Retsuken Ryu
Cuba
• Machete cubano
• Lucha del tolete
• Mani
• Kaisendo
• Kansen Ryu
• ShinKaiDo Ryu
• Kenpo cubano
Haiti
• Machete haitiano
Porto Rico
• Kyo dai Ryu
• Jiuwaithai
• Jedan-Ryu Jujitsu
Altre arti marziali
• Chi Ling Pai Gung Fu
• C'hi Kung Tit-Po-San
• Grappling
• Nanbudo
• Sanshinkai Karate
• Taekido
• Taiho-Jitsu
• Taigishin Budo
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La scarsa presenza di fonti storiche riguardanti le arti marziali in Asia non ci permette di stabilire con esattezza la nascita e l'evoluzione di queste arti. Si sa però che la maggior parte di esse deriva per lo più da alcune tecniche di lotta della Cina del nord sviluppatesi durante la dinastia Zhou (XI-III secolo a.C.). Da queste prese forma una serie di tecniche di combattimento che già allora erano considerate un'arte e che durante la dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) venivano chiamate Chi Ch'iao, che significa "abilità e talento", o Shou Po, ossia "mano che colpisce a pugno".
Le tecniche di lotta diffuse in Cina entrarono in contatto con i principi filosofici del Buddhismo Chán intorno al VI secolo d.C.; questo incontro si fa tradizionalmente risalire all'arrivo del leggendario monaco Bodhidharma nel tempio di Shaolin, anche se questo avvenimento si confonde con la leggenda. I principi filosofici del buddhismo influenzarono moltissimo le arti marziali in Cina e in Giappone, elevandole da semplici metodi di combattimento, ad arti per la ricerca della perfezione fisica e spirituale. Con la successiva diffusione di queste elaborate arti marziali per tutta la Cina, avvenne una gran differenziazione dovuta all'incontro con altre filosofie come il Taoismo e il Confucianesimo e alle condizioni geografiche in cui andarono a svilupparsi. Fu forte l'influenza che queste arti marziali proveniente dalla Cina ebbero sulle nascenti arti marziali nel resto dell'Asia.
L'insegnamento delle arti marziali in Asia ha storicamente seguito il tradizionale principio insegnante-discepolo, comune ad ogni tipo di apprendimento. Gli studenti apprendono attraverso uno stretto sistema gerarchico al cui vertice sta il maestro: Sensei (先生?) in giapponese; 老師?, pinyin lǎo shī Wade-Giles Lao Shih – vecchio maestro o 師父?, pinyin Shī fu Wade-Giles Shih fu – maestro padre in cinese; Sah Bum Nim 사범님? in coreano; Guru (गुरू) in hindi; Kallari Gurukkal in malayalam dell'India meridionale.
In alcune arti marziali influenzate dal confucianesimo, gli studenti più anziani sono cosiderati come fratelli e sorelle maggiori, quelli più giovani come fratelli e sorelle minori. Tali intime relazioni servono per formare un buon carattere, pazienza e disciplina.
Nella tradizione di alcune arti marziali gli studenti devono ricevere una certificazione da un maestro che gli permette di continuare negli studi; in altri sistemi, specialmente in Cina, lo studente non riceve alcuna certificazione rimanendo semplicemente per anni sotto la continua guida e valutazione di un maestro. Questa pedagogia, che è ancora preservata e rispettata in molti stili tradizionali, si è indebolita a vari gradi in altri ed è stata completamente rifiutata da alcune scuole, soprattutto in occidente.
In occidente l'interesse per le arti marziali dell'Asia orientale è iniziato alla fine del XIX secolo, a causa dell'incremento degli scambi commerciali tra l'America e Cina e Giappone. Le prime dimostrazioni di arti marziali erano fatte da asiatici negli spettacoli vaudeville, e questo le rese, agli occhi degli occidentali, mere esibizioni drammatiche. Con la permanenza in Giappone di molti militari statunitensi dopo la Seconda guerra mondiale, cominciò l'adozione in occidente di alcune tecniche e poi successivamente dell'intero sistema delle arti marziali, e dagli anni sessanta arti giapponesi come il karate e il Jūdō divennero molto popolari. Allo stesso modo, con la guerra in Corea, l'esercito statunitense ebbe la possibilità di scoprire la principale arte coreana, il Taekwondo, e farla conoscere in occidente. Dagli anni settanta il cinema di Hong Kong cominciò ad interessarsi alle arti marziali cinesi (lì fu coniato il termine Kung-fu per queste arti), soprattutto grazie alle grandi capacità dell'attore Bruce Lee, il quale contribuì enormemente alla diffusione del genere dapprima negli USA e successivamente nel resto del mondo. Già dagli anni ottanta i film di kung fu divennero un grande successo anche ad Hollywood.
Anche in altre regioni dell'Asia si sono sviluppate complesse arti marziali che a loro volta si suddividono in svariati stili, che sono molto meno noti in occidente. Tra esse va citata lo sport da combattimento thailandese denominato Muay Thai noto per via di alcune pellicole cinematografiche (come Ong Bak) e più in generale per il fatto che nei vari tornei di Mixed Martial Arts (combattimenti nei quali ogni combattente può scegliere l'arte che più lo aggrada) il Muay thai ha dimostrato la propria efficacia divenendo lo standard per i calci; esso deriva però da un'antica arte marziale chiamata Muay Boran che venne poi accorpata al pugilato moderno per accrescerne l'efficacia. In Indonesia si trovano un gran numero di arti che vanno sotto il nome di Silat, tra cui il Kateda e il Sindo. In India si trova la complessa arte del Kalarippayattu, in Malesia il Kuantao, in Vietnam i più noti Vovinam Viet Vo Dao e Thuật Cổ Truyền Việt Nam ( tra cui Lam Sơn võ đạo, Hóa Quyền Đạo- Phakwondo, Bình Định, Tây Sơn, Hồng Gia Việt Nam, Nhất Nam, Sa Long Cương). È difficile stabilire le origini di queste arti, che alcuni ritengono siano nate in questi luoghi, ma che hanno molti aspetti in comune con le più antiche arti provenienti dalla Cina, ad eccezione delle arti marziali indiane che sembrano essere ancora più antiche, o delle arti marziali malesi, indonesiane e filippine (Kali, Arnis, Eskrima) che hanno effettivamente una discendenza diversa, soprattutto indiana ed araba pur avendo successivamente assorbito anche dalle arti cinesi con le quali sono venute in contatto.
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mercoledì, novembre 11, 2009
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Il Seppuku (切腹, Seppuku?) è un termine giapponese che indica un rituale per il suicidio in uso tra i samurai. In Occidente viene usata più spesso la parola harakiri (腹切り, harakiri?), a volte in italiano volgarizzato come karakiri, con pronuncia e scrittura errata dell'ideogramma hara. Nello specifico, però, seppuku e harakiri presentano alcune differenze, qui di seguito spiegate.
La traduzione letterale di entrambi i termini è "taglio del ventre" e veniva eseguito, secondo un rituale rigidamente codificato, come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire ad una morte disonorevole per mano dei nemici. Un elemento fondamentale per la comprensione di questo rituale è il seguente: si riteneva che il ventre fosse la sede dell'anima, e pertanto il significato simbolico era quello di mostrare agli astanti la propria anima priva di colpe in tutta la sua purezza.
Alcune volte praticato volontariamente per svariati motivi, durante il periodo Edo (1603 – 1867), divenne una condanna a morte che non comportava disonore. Infatti il condannato, vista la sua posizione nella casta militare, non veniva giustiziato ma invitato o condannato a togliersi da solo la vita praticandosi con un pugnale una ferita profonda all'addome di una gravità tale da provocarne la morte.
Il taglio doveva essere eseguito da sinistra verso destra e poi verso l'alto. La posizione doveva essere quella classica giapponese detta seiza cioè in ginocchio con le punte dei piedi rivolte all'indietro; ciò aveva anche la funzione d'impedire che il corpo cadesse all'indietro, infatti il guerriero doveva morire sempre cadendo onorevolmente in avanti. Per preservare ancora di più l'onore del samurai, un fidato compagno, chiamato kaishakunin, previa promessa all'amico, decapitava il samurai appena egli si era inferto la ferita all'addome, per fare in modo che il dolore non gli sfigurasse il volto.
La decapitazione (kaishaku) richiedeva eccezionale abilità e infatti il kaishakunin era l'amico più abile nel maneggio della spada. Un errore derivante da poca abilità o emozione avrebbe infatti causato notevoli ulteriori sofferenze. Proprio l'intervento del kaishakunin e la conseguente decapitazione costituiscono la differenza essenziale tra seppuku e hara-kiri: sebbene le modalità di taglio del ventre siano analoghe, nello hara-kiri non è prevista la decapitazione del suicida, e pertanto viene a mancare tutta la relativa parte del rituale, con conseguente minore solennità dell'evento.
Il più noto caso di seppuku collettivo è quello dei "Quarantasette rōnin", celebrato nel dramma Chushingura, mentre il più recente è quello dello scrittore Yukio Mishima avvenuto nel 1970. In quest'ultimo caso il kaishakunin Masakatsu Morita, in preda all'emozione, sbagliò ripetutamente il colpo di grazia. Intervenne quindi Hiroyasu Koga che decapitò lo scrittore.
Una delle descrizioni più accurate di un seppuku è quella contenuta nel libro Tales of old Japan (1871) di Algernon Bertram Mitford, ripresa in seguito da Inazo Nitobe nel suo libro Bushido, l'anima del Giappone (1899). Mitford fu testimone oculare del seppuku eseguito da Taki Zenzaburo un samurai che, nel febbraio 1868, aveva dato l'ordine di sparare sugli stranieri a Kobe e, assuntasi la completa responsabilità del fatto, si era dato la morte con l'antico rituale. La testimonianza è di particolare interesse proprio perché resa da un occidentale che descrive una cerimonia, così lontana dalla sua cultura, con grande realismo.
Nel 1889, con la costituzione Meiji, venne abolito come forma di punizione. Un caso celebre fu quello dell'anziano ex-daimyō Nogi Maresuke che si suicidò nel 1912 alla notizia della morte dell'imperatore. Casi di seppuku si ebbero al termine della Seconda guerra mondiale tra quegli ufficiali, spesso provenienti dalla casta dei samurai, che non accettarono la resa del Giappone.
Con il nome di Jigai, il seppuku era previsto, nella tradizione della casta dei samurai, anche per le donne; in questo caso il taglio non avveniva al ventre bensì alla gola dopo essersi legate i piedi per non assumere posizioni scomposte durante l'agonia. L'arma usata poteva essere il tantō (coltello), anche se più spesso, soprattutto sul campo di battaglia, la scelta ricadeva sul wakizashi, detto anche guardiano dell'onore, la seconda lama (più corta) che era portata di diritto dai soli samurai.
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I Quarantasette Rōnin vengono accolti fuori dal palazzo di Matsudaira-no-Kami.
I Quarantasette Rōnin erano un gruppo di samurai al servizio di Asano Naganori, rimasti senza padrone (e quindi divenuti rōnin), dopo che il loro daimyō venne costretto a commettere seppuku (il suicidio rituale giapponese) per aver assalito il maestro di protocollo dello Shogun, Kira Yoshinaka, che lo aveva insultato.
Gli uomini di Asano, dopo aver atteso oltre un anno pianificando l'attacco, lo vendicarono uccidendo il cortigiano e tutti i suoi discendenti maschi. Nonostante avessero seguito i precetti del bushidō vendicando il loro padrone e la loro impresa fosse stata vista con forte approvazione dai nobili di corte, 46 dei 47 rōnin vennero a loro volta obbligati a commettere seppuku per aver sfidato l'autorità imperiale. Il più giovane di loro, Terasaka Kichiemon, invece ricevette l'ordine di rimanere in vita per continuare a fare con regolarità le offerte in favore degli spiriti degli altri condannati, poiché solo uno dei 47 ronin era abbastanza valoroso da essere degno di farlo.
La vicenda che si è svolta intorno al 1701, ha ispirato un gran numero di racconti e rappresentazioni di teatro Kabuki, la più nota delle quali è il Chushingura. Gli uomini di Asano divennero eroi popolari, incarnando lo spirito del bushidō e furono in ogni tempo oggetto di un vero e proprio culto. Poiché la parola rōnin ha, nel linguaggio comune, una valenza spregiativa, i protagonisti della vicenda sono designati come "Quarantasette gishi (uomini retti)".
Il loro leader, Oishi Kuranosuke, è rappresentato da una statua bronzea posta nel 1921 all'entrata del tempio Sengakuji di Tokyo, cioè nel luogo in cui si compì il loro destino e in cui si trovano le loro tombe.
Ogni anno sulla tomba i giapponesi arrivano da tutta la nazione per deporre dei fiori in ricordo del loro eroico sacrificio. Grazie al cinema, teatro e letteratura questa vicenda è diventata popolare in tutto il mondo, caratterizzando in se stessa il vero spirito del bushido (un'interpretazione in chiave moderna è il film Ronin, con R.De Niro)

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Ancora un post di tenore diverso, ieri serata di festa al dojo della "Bushido karate-do" per il ritorno dei nostri compagni che hanno partecipato al meraviglioso Stage in Giappone alle pendici del Fuji.

Le lacrime di felicità, si sono presto confuse con il sudore, e dopo molti mesi Andrea è tornato a guidare un allenamento di nuovo "tirato".

Più tardi in pizzeria ci siamo beati dei racconti dei reduci, e abbiamo smesso di ridere e scherzare solo dopo l'una di notte.

Preso foto sullo Stage.
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Ciao, questa settimana il tenore del post è un poco diverso dal solito, Andrea, il nostro maestro, è in Giappone, ospite della Yuten Kai per partecipare al periodico stage sulle pendici del Fuji.

un saluto a lui, al nostro presidente Paolo, ad Anna, Annalisa, Mila e a Stefano.

divertitevi, e portate a casa tanta energia e stimoli per l'anno di pratica che ci attende.